L'anoressia? Si sconfigge sul web

di Silvia Parmeggiani
Never-give-up.it è una piattaforma online dove gli adolescenti possono affrontare, con l'aiuto degli specialisti, i disturbi alimentari. Ne abbiamo parlato con la fondatrice Stefania Sinesi.

anoressia_1Si comincia con i forum dove le ragazze si scambiano consigli per dimagrire e si finisce sui siti pro-anoressia e pro-bulimia che danno suggerimenti su come smettere di mangiare. La realtà che riguarda i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione è sempre più in crescita e coinvolge, solo in Italia, almeno 3 milioni e 665 mila persone. Di questi, oltre due milioni e mezzo sono ragazzi tra i 12 e i 25 anni. «Il dato più preoccupante è che, in questa fascia d’età, anoressia nervosa e bulimia nervosa sono la prima causa di morte tra i decessi causati da malattie». A rivelarlo è Stefania Sinesi, psicologa con esperienza internazionale in ambito clinico e di ricerca nei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione. Insieme alla sorella Simona Sinesi ha fondato nel 2014 Never Give Up, una onlus per la prevenzione e il trattamento dei disturbi legati all’alimentazione. L’obiettivo è costruire una piattaforma online per adolescenti e giovani adulti che hanno problemi con il cibo, il peso e l’immagine corporea.

MAI ARRENDERSI
Per realizzare questa piattaforma web, la onlus ha promosso una campagna di crowdfunding. Per il futuro sono previste altre raccolte (tutte le informazioni sono reperibili sul sito Never-give-up.it) che non hanno solo lo scopo di realizzare il sito web ma anche di dare vita a una rete concreta di aiuti sul territorio. Never-give-up.it sarà dunque un punto di riferimento per chi soffre di anoressia e bulimia, uno spazio online e privato dove chiunque potrà chiedere aiuto senza il timore di essere giudicato, godendo sempre del sostegno degli specialisti. Finora la campagna ha permesso di raccogliere oltre 35 mila euro, grazie anche al supporto di alcuni personaggi del mondo dello spettacolo, della musica, dello sport e dell’imprenditoria. Internet, quindi, ha una duplice valenza: da un lato distrugge e dispensa consigli su come abusare del proprio corpo in un momento di debolezza; dall’altro, può anche aiutare a guarire, attraverso una rete di solidarietà e appoggio che, però, non può mai sostituirsi completamente alle cure face-to-face.

anoressia_2LA RETE CHE DISTRUGGE
Blog, forum, siti. Internet offre tutti gli strumenti necessari affinché un malessere si trasformi a poco a poco in un disturbo legato all’alimentazione. La caratteristica di questi siti è che somigliano a vere e proprie sette religiose o a movimenti underground, nei quali la perdita di peso diventa segno di protesta e opposizione nei confronti del mondo adulto. «È qui che vengono divulgati i cosiddetti comandamenti pro-anoressia e pro-bulimia basati sull’equazione magrezza=salvezza», spiega la dottoressa Stefania Sinesi. «Da un’analisi superficiale si potrebbe essere indotti a pensare che gli adolescenti si ritrovino in queste community con l’obiettivo di incitarsi l’un l’altro all’autodistruzione». Ma non è così. «In questi siti approdano per il bisogno di condividere il loro disagio, senza essere giudicati».

PREVENIRE? MEGLIO CHE CURARE
I disturbi dell’alimentazione alterano la percezione del proprio corpo e della realtà. Non è semplice dunque ammettere di avere un problema legato all’alimentazione ma ancora più difficile è capire che si sta affrontando un problema in modo errato. Ecco perché potrebbe essere più utile un percorso di prevenzione piuttosto che uno di cura. «In un’epoca di nativi digitali gli adolescenti sono più portati a confrontarsi in rete», spiega la dottoressa Stefania Sinesi. «È nella rete che si ritrovano nei siti pro-anoressia e pro-bulimia, scambiandosi consigli autodistruttivi e trovando la stessa forza autodistruttiva nelle dinamiche di gruppo». Diventa quindi fondamentale un intervento precoce. È importante che i genitori agiscano prima dell’insorgenza del disturbo alimentare, rivolgendosi a centri altamente specializzati. L’obiettivo è prevenire e informare. Spiega la dottoressa: «Solo in questi centri si può prevedere un percorso preventivo che aiuti i ragazzi a non cadere nel baratro dell’anoressia e della bulimia».

anoressiaATTENZIONE AI SEGNALI
Ci si può accorgere di un figlio, un amico o un famigliare che soffre di un disturbo alimentare? Per la specialista Stefania Sinesi ci sono segnali inequivocabili. «Mangiare poco, nascondere il cibo, alternare episodi di abbuffate a momenti di vomito auto-indotto, pesarsi di continuo o rifiutare di guardarsi allo specchio sono certamente segnali di un problema». Che cosa fare dunque? «Spesso sono i genitori i primi ad accorgersi del problema e sono loro i primi ad accompagnare i figli nei centri specializzati. Ma tante volte non è così. Difficilmente chi soffre di anoressia o bulimia affronta il problema e cerca aiuto all’interno del nucleo famigliare».

LA RETE CHE AIUTA
È qui che allora si inserisce l’importanza del web, della comunità e della creazione di un sito come Never-give-up.it. Come spiega la dottoressa, «crediamo che questa piattaforma permetterà ai ragazzi di fare i primi passi, capire se soffrono o meno di un disturbo e, eventualmente, richiedere aiuto». Come spiega l’esperta, «i blog e i social diventano strumenti fondamentali perché, alle spalle, vantano la presenza di professionisti che supervisionano e facilitano le condivisioni». Ecco perché è fondamentale che una piattaforma come Never-give-up.it riesca a svilupparsi. «Noi oggi offriamo un servizio di helpmail con risposta entro le 24 ore dalla ricezione e un primo consulto» racconta la dottoressa. «Dopo il supporto in rete, a seconda delle situazioni, indirizziamo gli utenti in strutture specializzate».

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Publicato in: Anoressia, Bulimia, Disturbi alimentazione Argomenti: , , , Data: 14-12-2015 02:06 PM


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