Anoressia nei bambini, 4 domande per scovarla

di Alexis Paparo
Sono due milioni gli adolescenti che soffrono di disturbi alimentari. I pediatri avvertono «ci si ammala già a 8 anni». Ecco come riconoscerli.

In un mondo che muore di fame sono in crescita  i disturbi legati al consumo di cibo. Uno dei più terribili  è l’anoressia, spesso indicata come malattia del benessere e sempre più diffusa in una società nella quale si fa della magrezza eccessiva un vanto e non un problema. Neanche i bambini sono al sicuro ed è proprio la Società Italiana di Pediatria a lanciare l’allarme. Una Ricerca del ministero della Salute su 1.380 preadolescenti e adolescenti ha messo in luce che anoressia, e bulimia, ma anche disordini alimentari più difficili da interpretare, come la disfagia, ovvero la difficoltà a deglutire o l’alimentazione selettiva,  iniziano a manifestarsi già a 8 anni. Patologie che colpiscono già due milioni di adolescenti, con il 40% dei casi che si presentano tra i 15 e i 19 anni.

LE  4 DOMANDE – SPIA
Per aiutare i pediatri  a riconoscere questi distrurbi, la Sip ha elaborato quattro domande ‘spia‘ da porre al bambino appena viene il dubbio. «Ritieni che dovresti metterti a dieta», «quante diete hai fatto nell’ultimo anno», «ti senti insoddisfatto del peso del tuo corpo», «il peso influenza l’idea che hai di te stesso». Ma anche i genitori dovrebbero stare attenti a cambi di comportamento improvvisi dei figli, soprattutto all’ansia o all’ isolamento improvviso.

NUOVE MALATTIE
Tra le più precoci il Food avoidance emotional disorder (disturbo emotivo da evitamento del cibo) che inizia a manifestarsi tra gli 8 ei 10 anni.  «Se si riesce a intercettarli subito i ragazzi recuperano. E questo è compito del pediatra», spiega Giampaolo De Luca, vicepresidente della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza. La guarigione è possibile: al momento la remissione a 5 anni dell’anoressia è del 66,8% contro il 45% della bulimia. Ma serve un approccio multidisciplinare, che coinvolga  neuropsichiatri al nutrizionisti. Perché i disturbi alimentari sono solo la manifestazione di un disagio più profondo.

 

 

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