Contraffazioni

Olio, etichette e furbetti

di Valeria Volponi
Definire l'eccellenza un rebus.Controlli difficili. Un libro svela le pecche di una bandiera Made in Italy.
Tom Mueller, Extraverginità. EDT, 272 pagine, 18 euro.

Tom Mueller, Extraverginità. EDT, 272 pagine, 18 euro.

È una delle bandiere del made in Italy nel mondo, base della tanto apprezzata dieta mediterranea, paragonato per la sua completezza nutrizionale al latte materno. Ma sino a ora, istituzioni e associazioni di settore non sono riuscite a tutelarlo in modo adeguato.
Così anche per il consumatore finale, il mondo dell’olio, in particolare dell’extra vergine, resta nebuloso.
Come riconoscere un prodotto di qualità? Come essere certi di comprare, davvero, olio italiano? Domande che non hanno risposta, nella maggior parte dei casi. Ma qualcosa, a quanto pare, si sta muovendo.
UN’INCHIESTA “SCIVOLOSA”
A spingere verso il cambiamento Extraverginità – Il sublime e scandaloso mondo dell’olio di oliva, un libro inchiesta scritto da Tom Mueller, giornalista americano che da 10 anni vive nel nostro Paese. Il suo lavoro ha messo nero su bianco l’esistenza di una realtà fatta di tante piccole eccellenze locali, spesso sconosciute, ma purtroppo anche da truffe, contraffazioni, attività lobbistiche portate avanti anche con il sostegno, più o meno consapevole, dei poteri forti.
Tradotto da poco in italiano, dopo la pubblicazione nel 2010 negli Stati Uniti, è diventato una denuncia preoccupante, arrivata sui tavoli di quanti, a livelli diversi, sono preposti alla tutela di questo bene prezioso, tanto da spingerli a prendere provvedimenti operativi per cercare di interrompere un business criminale che danneggia il made in Italy nel mondo.
«In Extraverginità ho voluto fare nomi e cognomi di persone coinvolte nelle inchieste, citare i marchi della grande distribuzione che spacciano per puro italiano un prodotto che di nostrano ha forse solo la fase di imbottigliamento e raccontare le storie di chi, faticosamente, cerca di produrre oli eccellenti ma fatica a sopravvivere in un mercato che propone 750 ml di prodotto a 3,90 euro in media, quando il prezzo minimo di un olio italiano parte da 6 euro», spiega Mueller a LetteraDonna.it.
UNA «COLOMBA» CONTRO L’EUROPA
Non a caso, dopo aver letto il libro di Mueller, l’onorevole del PD Colomba Mongiello, ha affilato le sue armi. Già firmataria della legge che porta il suo nome, nata con l’intento di fissare norme chiare, leggibili e trasparenti per il riconoscimento dell’olio di qualità, ora più che mai intende riportare la questione sotto i riflettori europei. Ma non sarà facile, visto che a qualcuno la legge non piace. «Abbiamo costruito un sistema di regole sull’etichettatura e introdotto sanzioni penali e finanziarie più severe dell’Europa», racconta Mongiello a Lettera Donna.it. «Per una volta siamo noi il modello da copiare per rendere più equo, trasparente, legale un mercato in cui hanno avuto troppo peso i Paesi che il cibo non lo producono e le aziende che hanno speculato sulla debolezza degli agricoltori, l’inefficacia delle norme, l’opacità delle filiere produttive. E questo all’Europa non piace».
DIFENDERSI DAGLI ATTACCHI
L’intenzione di Colomba Mongiello è quella di chiedere al presidente del consiglio Letta, durante il semestre di presidenza italiana dell’Unione, di spiegare cos’è davvero il made in Italy e perché è fondamentale tutelarlo dagli attacchi. Ultimo in ordine di tempo, quello del New York Times, che ha pubblicato una serie di vignette ironiche e canzonatorie, proprio sulla tutela del nostro olio, scatenando lo sdegno degli addetti ai lavori. E alle quali lo stesso Tom Mueller, citato ingiustamente come fonte, sta preparando una risposta ufficiale.
La prossima battaglia sarà rendere operativa la Commissione parlamentare anticontraffazione, istituita, ma ancora «dormiente».
PARAMETRI NEBULOSI E LEGGI DEBOLI
Commissione che potrebbe rappresentare un grande sostegno per chi, come il Nucleo Anti Frode, è preposto al controllo delle partite di olio che vengono vendute nel nostro Paese. Ma non gode dei poteri che gli sarebbero necessari per sanzionare eventuali truffatori.
Amedeo De Franceschi, vice comandante del NAF, spiega: «Tracciare i confini normativi, in materia di olio, è molto complesso. Le definizioni di olio difettoso sono poco comprensibili, il parametro principale con cui viene giudicato un prodotto è quello dell’acidità, molto vago per essere un vero riferimento e per chi come noi indaga sulle frodi è molto difficile arrivare ad ottenere una prova che confermi il reato».
Altro tema aperto è quello dell’origine. Non esiste un elemento, nell’etichetta e nei passaggi di filiera, che permetta di riconoscere chiaramente da dove viene un prodotto: «Rischiamo di veder passare come italiano un prodotto che per il 90% viene realizzato all’estero». La soluzione? Una norma che rafforzi gli istituti processuali e investigativi, che diventerebbero anche una speranza per chi intende produrre oli di qualità.
UNA SPERANZA PER I PICCOLI PRODUTTORI
Uno di loro è Pietro Re, un passato da imprenditore nel settore abbigliamento, sino alla decisione nel 2012, in piena crisi economica, di puntare su un’eccellenza del suo territorio e diventare produttore di olio extravergine nella Tuscia. Una terra votata da sempre all’olivicoltura, dove già tremila anni fa gli Etruschi si dedicavano a questa coltivazione: «Ho scelto un nome etrusco, che desse all’olio una connotazione forte: Tamìa, che significa domestico, è accostato all’icona di un’impronta, che è simbolo di unicità e tracciabilità».
E domestica e certosina è la realizzazione del prodotto, seguendo però i metodi più innovativi in termini di agricoltura sostenibile biologica, estrazione, conservazione, confezionamento e packaging, per realizzare oli che siano prima di tutto ricchissimi di polifenoli. Da Vetralla (Vt) l’olio viene poi spedito in tutto il mondo: 2500 ulivi di qualità Canino, Frantoio e Leccino, si combinano ai cultivar Moraiolo e Maurino. Il risultato sono oli salutari, profumati, saporiti, dal gusto deciso, che si esprimono al massimo negli utilizzi a crudo e ideali per chi segue uno stile di vita sano. Ma farsi conoscere e riconoscere non è semplice: «Spesso persino le associazioni di settore cedono a interessi superiori e promuovono prodotti discutibili. C’è da fare un grosso lavoro di sensibilizzazione e cultura sull’importanza di scegliere un prodotto di qualità». E da dove si comincia? Pietro ha le idee chiare: dai bambini. «I più piccoli sono puri. Anche nel gusto. Fate assaggiare un po’ d’olio su una fetta di pane fresco: uno di alta qualità e uno industriale. Sanno sempre riconoscere la differenza. E scelgono il meglio».

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