NUOVI DATI

Il made in Italy stravince a tavola

di Elisa Pavan
Da Eataly a Rossopomodoro. L'italian food piace dal Giappone agli Usa.
La cucina italiana è tra le più amate al mondo.

La cucina italiana è tra le più amate al mondo.

Il cibo Made in Italy piace sempre più al mondo e non conosce crisi: lo dimostrano i dati Istat sulle esportazioni dell’agroalimentare, che, in controtendenza sugli altri comparti, registrano  un +7% nei primi mesi del 2013, che diventa +12% considerando solo i paesi fuori dall’Unione Europea. Se la tendenza sarà confermata, secondo le stime di Coldiretti il comparto farà segnare il record di 34 miliardi di valore nelle esportazioni nel 2013.
ORTOFRUTTA E VINO AL TOP
Gli amanti più fedeli dei prodotti dello Stivale sono i paesi europei fuori dall’Unione, seguiti da Stati Uniti e paesi dell’Asia come la Cina. Ma cosa cercano gli stranieri sulle tavole italiane? In primis frutta e verdura, ma anche vino, pasta, e ancora olio di oliva, formaggi, salumi. Questi prodotti tipici sono anche quelli più imitati dai produttori locali europei, asiatici e d’oltreoceano, che cercano di propinare ai buongustai dei prodotti dai nomi “Italian sounding”, ma che sono pallide imitazioni degli originali. Promuovere le vere eccellenze che l’Italia possiede in campo alimentare è quindi d’obbligo e le aziende stanno cercando di inventarsi nuovi modi per vendere la cucina made in Italy.
NEGOZIO, RISTORANTE E SCUOLA
Un esempio è quello di Eataly, catena di alimentari italiani di alta qualità fondata nel 2004 da Oscar Farinetti e oggi presente con diversi negozi in Italia e due punti vendita esteri, a New York e Tokyo. Gli alimentari propongono una selezione di prodotti da tutta l’Italia per la vendita al pubblico e al loro interno ospitano ristoranti che cucinano usando gli stessi ingredienti venduti in store. All’interno del punto vendita di New York è attiva La Scuola di Eataly, presieduta da Lidia Bastianich, madre del celebre giudice di Masterchef di origine friulana Joe Bastianich. La scuola ospita lezioni di cucina e organizza cene a tema e visite guidate alla scoperta dei prodotti italiani.
SOMMELIER, MA DI PASTA
Il pastificio abruzzese Del Verde ha deciso invece di insegnare agli americani come si mangia (e si cucina) la pasta. Dopo aver sperimentato il format in Italia, Del Verde ha portato i suoi “pasta sommelier” negli Stati Uniti per delle lezioni interattive che mostrano ai foodies come distinguere una pasta di qualità da una mediocre e come preparare un piatto di pasta perfetto. Il tutto seguito dalla degustazione delle ricette. Il tour delle lezioni Del Verde è partito da New York e ora sta proseguendo a San Francisco.
RAVIOLI ALLA CONQUISTA DI NY
D’altra parte sull’appeal della pasta fresca per gli americani aveva già scommesso Giovanni Rana, che a fine 2012 ha aperto a New York, all’interno del Chelsea Market, il ristorante Da Giovanni, dove gli americani possono comprare ravioli e pasta fresca, gustarli al tavolo del ristorante o in formula take away. Anche Barilla ha annunciato l’apertura di una serie di ristoranti monomarca dedicati alla pasta, proprio negli Stati Uniti.
PIZZA, CAFFE’ & GELATO
Tra gli altri marchi italiani partiti alla conquista all’estero c’è Rossopomodoro, catena di pizzerie napoletane che oggi conta locali anche in Inghilterra, Turchia, Stati Uniti, Giappone, Egitto, Arabia Saudita e Islanda; nel ristorante di Chelsea, a Londra, si organizzano serate a tema, come Rossocinema, cena a base di pizza seguita dalla proiezione di un film italiano. Sempre da Napoli arriva il format Obikà, mozzarella bar oggi presente anche in USA, UK, Canada, Turchia e Giappone. A diffondere il concetto di degustazione dell’espresso all’italiana ci pensa IIly, con i suoi 200 locali Espressamente Illy in 34 paesi nel mondo. E per finire il gelato Grom, dopo aver conquistato l’Italia, ora propone il suo gelato italiano “come una volta” anche a Malibu, New York, Osaka, Parigi e Tokyo.

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Publicato in: Mangiar sano Argomenti: , , , , Data: 19-09-2013 06:34 AM


Una risposta a “Il made in Italy stravince a tavola”

  1. franca scrive:

    e il giro d’affari sarebbe molto di più se non ci fosse la contraffazione dei prodotti made in italy

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