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Personal chef, il cuoco a casa tua

di Elisa Pavan
Passione, competenza, un patentino, partita iva e organizzazione: così ci si inventa un mestiere.

Chiara Cattaneo, foodblogger.

Cuochi alla ricerca di un’alternativa alle cucine dei ristoranti, foodblogger o semplici appassionati di cucina con la voglia fare il grande salto nel mondo della ristorazione: se rientrate in una di queste categorie, il mestiere che fa per voi potrebbe essere quello del cuoco a domicilio. Tre giovani donne che hanno preso questa strada raccontano a Letteradonna.it come diventare personal chef.
IL BELLO DELLA CUCINA: L’EMPATIA
Il cuoco a domicilio viene a casa vostra, portando ingredienti e attrezzi del mestiere, e prepara il menu più adatto alle vostre esigenze in occasioni come feste, cene, battesimi o compleanni. Non si tratta di un catering, ma di un servizio tagliato su misura sul gusto e le esigenze dei clienti. Spesso i cuochi a domicilio allargano poi la loro attività ai corsi di cucina, in laboratori, dal cliente o anche a casa propria. La cosa più bella di questa professione? «Ovviamente cucinare! E come mi sento nel farlo. E poi riuscire a creare un feeling con e tra le persone che partecipano all’evento. La buona cucina è un potente strumento di comunicazione e empatia», racconta Sabina Fiorentini (http://www.cooknbook.org/), personal chef formata presso la scuola del Gambero Rosso di Roma e grazie a tanti corsi frequentati per passione.
CUCINARE, UNA CONTINUA AVVENTURA
«Il privilegio di questo lavoro è entrare in contatto con tante persone e il fatto che ogni giorno è diverso dall’altro; ogni cena o evento, progettato sulle esigenze del cliente, è un’avventura tutta nuova», racconta Stefania Corrado (http://www.4youfood.it/), trentenne che ha lasciato un impiego di account in agenzia pubblicitaria per diventare personal chef.
IL MENÙ NASCE DALL’INTESA CON IL CLIENTE
Ma come nasce una cena da personal chef? Si parte da un’idea, un tema, in base alle esigenze che espone il cliente; poi si studia una proposta di menu, anche in base alla location, dove è sempre necessario un sopralluogo. «Tra i clienti”c’è chi ti dice fai tutto tu e si affida e chi invece ha già un’idea precisa di cosa vuole e allora bisogna cercare un compromesso. Io, per esempio, prediligo materie prime di alta qualità e scelgo solo alimenti di stagione; questo a volte rischia di escludere ingredienti amati da chi ci chiama per una cena», racconta Stefania Corrado.
LA SINTONIA PRIMA DI TUTTO
Anche per Sabina Fiorentini conoscere il cliente e le sue aspettative è il punto di partenza di ogni progetto. «Devo entrare in sintonia, capire cosa vuole realizzare con quell’evento, che ospiti inviterà. Poi studio il menù cercando di creare un percorso armonico fra le portate. Ammetto di preferire i clienti che si fanno guidare, godendosi l’evento».
PAROLA D’ORDINE: PROGRAMMARE
Prima dell’evento è importante fare una lista: il personal chef compila un elenco di ciò che serve; si fa spiegare dal cliente come funzionano gli elettrodomestici. Poi compila un file per programmare i giorni in cui fare la spesa e le tempistiche da dedicare alle diverse portate nella giornata dell’evento. «Può sembrare maniacale, ma è un gioco ad incastro in cui va lasciato anche spazio per eventuali contrattempi, che spesso capitano. Una volta in Germania il cane di uno degli ospiti mi ha rubato un’oca ripiena proprio dalla sala in cui si sarebbe svolta la cena!», confessa Sabina Fiorentini.
PREPARARE IN ANTICIPO PER LE LEZIONI
Come per le cene a domicilio, anche chi sceglie la via delle lezioni di cucina dedica molto tempo alla programmazione e alla preparazione dell’occorrente. Chiara Cattaneo è una foodblogger che da qualche mese ha trasferito la cucina virtuale del suo blog www.chiharubatolecrostate.com/ in una cucina vera e propria a Seregno, dove ospita corsi di pasticceria e panificazione. «Durante la settimana studio le ricette, preparo gli ingredienti e le basi che useremo durante i corsi del fine settimana o nei mini corsi serali. Questo perché non sempre le preparazioni degli allievi durante il corso sono immediatamente utilizzabili: la pasta sfoglia, per esempio, necessita riposo, le tortine per il corso di decorazione dei cupcakes vanno guarnite quando sono fredde, il lievito madre che usiamo per pani e focacce va nutrito», spiega Chiara Cattaneo.
I REQUISITI DI LEGGE
A livello normativo non esiste ancora una vera e propria disciplina di questa professione. Indispensabile per lavorare con il cibo, comunque, è la certificazione Haccp, che si ottiene con il superamento di un esame sulle regole nella manipolazione, conservazione e trasporto dei cibi. Poi serve una partita IVA e , facoltativa anche se utile, un’assicurazione per eventuali danni che possiamo arrecare a cose e a terzi. Se si lavora nella cucina del cliente non sono richiesti altri obblighi di legge, a differenza delle attività di catering.
LEZIONI: A CASA O IN LABORATORIO
Chi decide di lanciarsi nelle lezioni di cucina, oltre all’attestato Haccp, farebbe bene a dotarsi di una cucina professionale o ad appoggiarsi a un laboratorio. Nel momento in cui si accolgono tante persone, è preferibile attrezzarsi con un locale a norma, idoneo ed accogliente. «Io ho trasformato un monolocale in un’unica ampia cucina, con bancone di lavoro corredato degli strumenti ed elettrodomestici necessari», conclude Chiara Cattaneo.

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Publicato in: Cibi amici, Gallery, Mangiar sano Argomenti: , , , Data: 18-03-2013 12:03 PM


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