CIBI AMICI

Verdure in tavola, che stress

di Serena Lietti
Quali far mangiare ai figli. E come presentarle. I consigli di Giorgio Donegani, tenologo alimentare.

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Ragazzi è pronto, oggi si mangiano le verdure.  Sembra un film di fantascienza, quale mamma, infatti, potrebbe permettersi un invito così poco allettante? Ma perchè ai nostri figli non piacciono i vegetali? Come far sì che li mangino senza problemi? Letteradonna.it ha intervistato Giorgio Donegani, tecnologo alimentare, presidente della Fondazione italiana per l’educazione alimentare, che opera sul territorio nazionale col fine di creare una cultura alimentare più sana e consapevole.
DOMANDA. È vero che ai bambini non piacciono le verdure?
RISPOSTA. Esistono dei comportamenti innati nei confronti del gusto che un bambino ha fin dalla nascita: un’istintiva attrazione verso il dolce e una repulsione verso l’amaro.
Sono automatismi che derivano dalla storia dell’uomo che, da sempre, ha associato il dolce ad alimenti che danno energia, mentre l’amaro a sostanze che possono essere anche velenose, tipicamente riscontrabili nel mondo vegetale.
D. I comportamenti e le abitudini della famiglia influiscono sul rapporto dei bambini con le verdure?
R. I bambini apprendono moltissimo per imitazione. Per questo motivo, nelle famiglie dove si mangiano normalmente verdure saranno portati ad accettarle con maggior facilità. D’altra parte numerose ricerche dimostrano come l’accettazione di sapori sgradevoli per i bambini (come l’aglio) è maggiore laddove la madre li ha mangiati abitualmente durante gravidanza e allattamento.
Il bambino ha così imparato a riconoscerne il sapore amaro, annullando gli innati meccanismi di difesa.
D. Quando si formano le prime abitudini alimentari?
R. Un passaggio importante è il periodo dello svezzamento, intorno ai 12-18 mesi. I bambini non sentono una particolare attrazione verso il salato rispetto al dolce, tuttavia in questa fase spesso i genitori salano le pappe per renderle più appetibili. In tal modo si crea un’alterazione del gusto permanente, non positiva per la salute, che porta a un crescente apprezzamento per il salato. È stato inoltre dimostrato che i bambini che crescono con un atteggiamento neutro verso il salato risultano anche meno propensi verso i junk food.
D.Quando è possibile intervenire nella creazione di una sana abitudine alimentare?
R. Uno dei periodi più fertili è quello della scuola primaria. Fino ai 10-11 anni è fondamentale accompagnare i bambini in un percorso di conoscenza degli alimenti, non tralasciando l’olfatto, senso importante che scatta prima del gusto.
D. E come agire?
R. I genitori dovrebbero lavorare in casa facendo annusare, toccare e assaggiare i vari alimenti ai propri figli, poi stimolarli a descriverli. Spesso, infatti, la diffidenza dei bambini nasce dalla non conoscenza di ciò che hanno nel piatto. Importante è anche far sì che i nostri figli creino un rapporto attivo col cibo: con i più piccoli si può giocare a imboccarsi reciprocamente, mentre i più grandi possono essere coinvolti nella preparazione delle portate.
D. Ci sono famiglie virtuose che lamentano problematiche alimentari dei figli. Perché?
R. Gli adulti hanno una percezione di gusto differente rispetto ai bambini e spesso non c’è sufficiente rispetto di tale diversità.
A volte ai bambini piacciono cose che noi giudichiamo insipide, mentre i nostri condimenti (come l’aceto) sono per loro inaccettabili. Altre volte non si presta la giusta attenzione alla tipologia di verdure servite. Per esempio, c’è differenza tra un’insalata dolce e una amara. D’altra parte gli adulti hanno maturato, durante la crescita e attraverso l’esperienza, un’abitudine a consistenze che ai bambini non piacciono. Spesso questi ultimi prediligono le verdure crude rispetto a quelle cotte e, in generale, preferiscono le consistenze più croccanti.
D. Il consiglio vincente?
R. Ricordarsi che i bambini amano le verdure nella loro veste più naturale possibile, con il minimo di alterazione della consistenza e del gusto. E i sapori delicati, mai tendenti all’amaro. In secondo luogo sarebbe opportuno superare un limite tipico della nostra cultura, che considera la verdura  solo un contorno. Invece che proporla ai bambini dopo piatti principali, quando ormai sono quasi sazi, sarebbe più efficace dare le verdure da sgranocchiare a inizio pasto, quando la fame è maggiore.
D. E di fronte a un rifiuto?
R. I genitori non devono andare in ansia e costringere il figlio a fare ciò che non vuole, la forzatura non è mai produttiva. L’unica cosa da fare è riproporre con tranquillità la pietanza, distanza di tempo.

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Publicato in: Mangiar sano Argomenti: , , , Data: 13-03-2013 01:53 PM


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