DIBATTITO

Allattare fa bene. Ma a chi?

di Monica Coviello
Jamie Lynne Grumet, mamma blogger californiana, nutre al seno il figlio di 4 anni. E ne va orgogliosa. Ma la protezione materna non deve diventare oppressione.
Jamie Lynne Grumet in copertina su Time.

Jamie Lynne Grumet in copertina su Time.

Quando c’è da puntare il dito sui più “mammoni” del mondo, nessuno ha dubbi: sono gli italiani a essere considerati gli eterni “poppanti”. Eppure chi ha fatto scalpore è una californiana: Jamie Lynne Grumet, 26 anni, si è addirittura guadagnata la copertina della prestigiosissima rivista Time. La donna è stata ritratta mentre allatta al seno il figlio Aram, di quattro anni. Il titolo è provocatorio: “Are you mom enough? (“Sei abbastanza mamma?”).
Jamie Lynne, mamma blogger, è stata allattata dalla madre fino a quando aveva sei anni, e sta facendo lo stesso con il suo bambino. A chi trova la sua scelta inquietante, risponde: «Le persone devono capire che questa è una cosa biologicamente normale. Non lo è socialmente. Ma più le persone la vedranno, più sarà accettata anche nella nostra cultura».
UN ALIMENTO COMPLETO
In effetti, il latte materno è un alimento davvero completo ed è una delle pratiche di salute più sostenibili al mondo. Allattare è importante anche per le donne: le aiuta a ritornare al peso forma, le protegge contro il cancro al seno e ritarda il ritorno di mestruazioni e ovulazione. Però, dopo i primi sei mesi, la dieta del bambino deve essere integrata, perché il latte diventa meno ricco delle sostanze nutritive indispensabili.
SOLO LA METÀ SONO ALLATTATI AL SENO
Ma i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dicono che, nel mondo, meno del 40% dei neonati fino a 6 mesi di vita è allattato solo con latte materno. In Italia, secondo un’indagine del 2009 dell’Istituto Superiore di Sanità, i bimbi nutriti al seno sono il 69,4% subito dopo il parto, il 56,4 dopo 3 mesi, 9,6 dopo 6 e 0,9 dopo un anno. Nel Centro e nel Nord le mamme allattano di più che al Sud.
Eppure l’allattamento è uno dei punti fermi della pediatria.

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia i bimbi nutriti al seno sono il 69,4% subito dopo il parto, il 56,4 dopo 3 mesi, 9,6 dopo 6 e 0,9 dopo un anno.

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia i bimbi nutriti al seno sono il 69,4% subito dopo il parto, il 56,4 dopo 3 mesi, 9,6 dopo 6 e 0,9 dopo un anno.

COLPA DEL LAVORO?
Lo conferma Maria Grazia Sapia, consigliere nazionale Società italiana pediatria: «Le mamme che abbandonano lo fanno quando tornano a lavorare fuori casa. Ma il latte si può raccogliere. Comunque, la situazione è migliorata rispetto al passato, perché le madri sono più consapevoli, e l’educazione sanitaria più capillare». La maggior parte, infatti, continua a allattare, anche perché, in questo momento economicamente difficile, il latte artificiale costa molto caro.
PROTEZIONE, NON OPPRESSIONE
Ma, fino a 3 o 4 anni, è un’esagerazione anche per la pediatra: «A quell’età i piccoli sono pseudo scolarizzati. Se si continua, il cordone ombelicale non si taglia più». Anche se, in effetti, le mamme mediterranee tendono a protrarre le cure parentali più del dovuto. Parola di Sveva Avveduto, direttore dell’Istituto di Ricerche sulla popolazione e le politiche sociali del Cnr: «Succede meno che in passato, ma è in aumento negli ultmi due o tre anni: nei periodi di crisi le madri sentono di dover proteggere i figli. E, comunque, ci sono tanti studi che confermano che la protezione materna, quando non è oppressione, influisce positivamente sullo sviluppo dei bimbi».

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